Caro Paolo, cerca di capire.

Tu vivi il fascino di un palazzo siciliano proiettato indietro nella storia, con le baronesse, gli agrumeti e l'Etna che sovrasta su tutto....io invece sono prigioniera nel ricordo dell’ aristocratico provincialismo dei miei nonni, della loro gretta chiusura al mondo e di una Sicilia immobile che cambia per non cambiare...
Me ne sono allontanata volentieri!

La Sicilia è una strana terra, la ami profondamente, ma se ne sei figlio la detesti anche, ed elencartene le ragioni porterebbe a scrivere un trattato di sociologia politica, quindi lasciamo perdere.
Pensa a Pirandello, Quasimodo, Sciascia, Guttuso….. quanti potrei ricordarne ancora?
Quanti di questi celebravano con intenso amore la Sicilia? Tutti.
E quanti ci vivevano? Tutti il meno possibile.
Non può essere un caso, ed è la stessa ragione per cui ti ho chiesto di aiutarmi a vendere il Palazzo.

A 22 anni ho sentito il bisogno di allontanarmi da quella terra, e per 25 non ci ho più messo piede se non per fugaci visite familiari dovute. Poi a poco a poco mi sono riavvicinata a queste mie radici;  ora, quando mi capita di tornarci, l’isola mi avvolge con un vortice di emozioni. Ritrovo lì l'abc dei rapporti umani che sento scorrermi nel sangue, capisco di essere straniera altrove, ritrovo il calore, i colori e la passione di quella terra a cui sento di appartenere. Mi chiedo perché me ne sono andata, o almeno perché non torno a viverci.....poi passano 10,15 giorni e tutto ritorna alla mente. Ecco lì davanti a me le ragioni che mi hanno spinto ad andare via, la difficoltà di vivere la vita quotidiana in quei posti, e rispunta l'insofferenza verso tutto ciò, verso un luogo che amo ma che mi allontana.

So che tu non provi tutto questo, ma per quanto tu ti senta siciliano di adozione, le nostre sensazioni forse sono diverse: il tuo sabaudo sorriso accondiscendente e paziente, a volte persino divertito, verso le magagne del sud, in me corrisponde ad un meridionalissimo ribollire di rabbia e insofferenza.
Per questo volevo chiudere con quella antica storia di famiglia, ma forse hai ragione tu. Il posto è incantevole, quasi magico, e Settevoci può diventare il rifugio dove assaporare il bello di quella terra e di quella gente con la sua storia e il suo presente. Il futuro.....chissà?…. sai che nel dialetto siciliano il tempo futuro non esiste?

E allora va bene, scommettiamo su quest’isola gattopardesca, proviamo a trasformare quel Palazzo dalla chiusura altera e un po' rozza dei miei nonni a un luogo aperto e pronto ad accogliere chi ami la Sicilia e la voglia scoprire.
Un rifugio per chi fugge dalle tempeste, un laboratorio per chi abbia progetti e cerchi un luogo per realizzarli, per chi voglia riunirsi con amici, per chi cerchi un posto suggestivo per le sue iniziative. Lavorare a questo progetto sarà un modo diverso di pensare alla mia terra e parlarne agli altri, con amore, da lontano inizialmente, come hanno fatto tanti suoi figli; sarà il mio modo, e magari un giorno riuscirò a viverla con meno contrasti passionali e più dolcezza.

Quindi va bene, proviamoci.

Elena